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L’IPPOCRATE NAPOLETANO E LE EPIDEMIE. UN EROE DIMENTICATO

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Nel Seicento ci fu la peste, ma non tutti sanno che nel Settecento la città fu interessata anche da una serie di febbri putride.

La città partenopea ebbe la fortuna di avere un eroe, oggi ingiustamente dimenticato: Michele Sarcone.

Nato a Terlizzi, vicino a Bari, fu abbandonato in fasce dai suoi genitori e cresciuto in un convento. Il suo vero cognome era Piacenza, ma decise in adolescenza di cambiare cognome per tagliare una volta per tutte i legami con la famiglia che l’aveva abbandonato.

I monaci colpiti dalla sua predisposizione per le scienze, decisero di iscriverlo alla facoltà di Medicina di Napoli.

Michele si laureò a 23 anni con il massimo dei voti. Lavorò come medico a Sessa Aurunca, ma le epidemia portarono via anche i suoi figli, morti di vaiolo nel 1758. Depresso rientrò a Napoli dove fu impiegato come medico militare, diventando Direttore dell’Opedale della Trinità.

Nella seconda metà del Settecento, la penuria di alimenti come i cereali provocò il dilagare della malnutrizione e una serie di malattie. Crisi aggravata dagli speculatori che vendevano i raccolti all’estero.

Sarcone contribuì con le sue richerche ad arrestare il contagio e il resto lo fece l’approvvigionamento. Sarcone da quella esperienza imparò molto e pubblicò l’Istoria ragionata dei mali osservati in Napoli nell’intero anno 1764.

Pubblicò l’opera Del contagio del vaiolo e della necessità di tentarne l’estirpazione, di cui rimane solo il primo volume. Promosse modifiche sia nella diagnostica sia nella terapia medica. I suoi studi furono utili per la ricerca del vaccino contro il vaiolo, creato in seguito da Edward Jenner nel 1798.

Purtroppo come spesso accade, invidiato e osteggiato, fu costretto a lasciare Napoli per trasferirsi a Roma nel 1770. Ma anche qui trovò un ambiente ostile.

Ritornato in Campania, fu nominato segretario perpetuo della Regia Accademia delle Scienze e delle Belle Lettere e in seguito guidò la Commissione di ricerche scientifiche sul terremoto che nel 1783 devastò la Calabria e la Sicilia. Il volume Istoria dei fenomeni del terremoto nelle Calabrie e nel Valdemone nel 1783, offre spunti di validità scientifica.

Un pò come la personalità del Sansevero, fu una personalità poliedrica, in linea con i tempi.

Non dimenticò mai il patto di Ippocrate , si diede completamente alla ricerca e ai suoi pazienti tanto da andare incontro alla morte. Morì a Napoli il 25 gennaio del 1797 per le conseguenze di una polmonite che aveva contratto da un paziente che aveva visitato.

Le incredibili curiosità di Napoli. Marco Perrillo. Newton Compton Editori.

@Foto https://www.ilmattino.it/napoli/cultura/l_ippocrate_napoletano_e_l_epidemia_che_colpi_il_regno_nel_1764-2282053.html

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