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CICCI MUORTI : HALLOWEEN NAPOLETANO

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Qual’è il vero significato di Halloween?

La festa di Halloween ha origini irlandesi molto antiche, corrisponde al capodanno celtico ovvero il 1 novembre, quando finito il raccolto le persone potevano riposarsi e dedicarsi alla costruzione degli arnesi per la stagione successiva.

La parola deriva da All Hallows’ Eve tradotto “Notte di tutti gli spiriti sacri” ossia Vigilia di Ognissanti

Il tema principale del passaggio dall’estate all’inverno, Sahmain– dal gaelico Summer’s end, era la morte. La terra in cui erano seppelliti i morti si rigenerava in un momento in cui la vita sembrava tacere. Secondo le credenze popolari Sahmain richiamava a sè tutti gli spiriti, nei boschi si facevano fuochi intorno ai quali i celti travestiti con maschere tradizionali praticavano i sacrifici.

Con il tempo gli irlandesi a causa di una terribile carestia emigrarono in America dove portarono le loro tradizioni. Si diffuse la tradizione di lasciare vivande per gli spiriti in modo da rifocillarsi e non fare “scherzetti”.

Cicci Muorti e Tavutielli: la festa antica partenopea

Halloween è nata in Italia molto tempo prima della festa americana. Sicuramente il cinema e la pubblicità hanno dato un grande impulso alla sua diffusione. Non tutti sanno che la vigilia di Ognissanti in diverse città si celebra con travestimenti mascherati, fuochi e zucche decorate.

A Napoli nel dopoguerra questa festa coinvolgeva bambini e ragazzi che andavano in giro mascherati chiedendo dolci pronunciando le parole Cicci Muorti al posto di “Dolcetto o scherzetto?”. Secondo la tradizione bisognava andare in giro con una cassetta di cartone a forma di bara “tavutiello” e invocare una filastrocca:

“Famme bene, pe’ li muorte: dint’a ‘sta péttula che ‘ce puórte? Passe e ficusecche ‘nce puórte e famme bene, pe’ li muorte”

Tradotto: Fammi del bene per i morti: in questo grembiule che ci porti? Uva passa e fichi secchi porti e fammi del bene, per i morti

La rapa prima della zucca

A Napoli il culto per i morti è noto, basta andare a visitare il Cimitero delle Fontanelle o la chiesa delle Anime del Purgatorio per farsi un’idea.

Il dialogo con l’aldilà è costante, lo si vede anche nelle edicole votive dei vicoli dove spesso accanto alle immagini dei Santi e Madonne, ci sono le foto dei defunti. Il culto dei cibi consumati nel periodo dedicato ai morti è molto antico.

Non bisogna credere che la festa anglosassone abbia l’esclusività nell’utilizzo della zucca in onore dei morti. In tante città si celebrano feste con le cucurbitacee sia alla vigilia di Ognissanti sia in altri momenti ma per celebrare i morti. A Somma Vesuviana l’uso di zucche con naso, bocca e occhi era largamente diffusa durante la festa delle lucerne, molto prima che la mascherata made in Usa colonizzasse il nostro territorio. (M. Niola “Zucche piene e teste vuote”).

Poichè la zucca ha origine nel Nuovo Mondo e a noi è nota solo dopo la scoperta dell’America, originariamente si usavano grosse rape intagliate e scavate per realizzare le lanterne. Furono poi gli emigrati irlandersi in America a riutilizzare le zucche.

Murticiello: il torrone dei defunti

A Napoli durante la celebrazione della festa dei morti si consuma il torrone morbido a base di cioccolato e a forma di una bara. Chiamato per questa sua caratteristica Murticiello o Morticino, un modo dolce per stigmatizzare la paura della morte. Vengono allestite enormi bancarelle piene zeppe di dolci, caramelle, una sorta di preludio a Natale. Secondo la tradizione il torrone viene regalato alla fidanzata/o per addolcire il periodo triste.

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